Amore e psiche: quando vivi una dipendenza

Sono molti gli studi che trattano la correlazione tra amore e psiche.

Ancor di più gli autori che sostengono, io compresa, esistere un filo conduttore tra amore, psiche, passato e dipendenza affettiva.

Insomma la famiglia e i primi rapporti di cui abbiamo avuto esperienza, lasciano senza volerlo un imprinting nella nostra psiche; nel modo che abbiamo di amare o di dipendere nelle relazioni di coppia.

 

 

 

 

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Nakken (1999) in un suo libro ad esempio, afferma quanto una “persona che soffre di dipendenza” possa essere stata da piccola, un bambino condizionato dal vivere in una famiglia che tratta gli esseri umani come fossero oggetti.

Difatti fare questa esperienza, porterebbe qualunque bambino a imparare fin da piccolo a familiarizzare con una “logica della dipendenza”.

E sebbene siano situazioni difficili, gravi, non possono essere cancellate o modificate.

Tali esperienze saranno portate dentro di sè per sempre: nelle proprie relazioni di coppia e nella propria vita.

Questo per farti capire che se dovessi bloccarti su tutto questo, nessun miglioramento avrebbe senso.

Se guardassi solo al passato, alle esperienze difficili avute, non potresti pensare di andare avanti.

Per cui ora, anzichè guardare quello che è stato, serve fare i conti con il PROBLEMA. Guardarlo negli occhi.

 

 

 

 

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Amore e psiche: la dipendenza è “paura dell’abbandono”

Per cui indipendentemente dal fardello e da chi lo ha costruito, tu sei l’unico a doverti assumere la responsabilità di prendere il toro per le corna.

Intendo prendere per mano la responsabilità di liberarti dalla morsa che hai verso qualcuno o nei rapporti da cui scappi, perchè anche scappare è una dipendenza, inversa, data da un meccanismo di difesa, ma sempre correlata alla paura dell’abbandono.

Che si tratti di esperienze di rifiuto nel cortile di scuola, lontananza dalla e della propria madre, esperienze dolorose di perdita, sensazione di incompletezza se non hai qualcuno accanto, è la paura dell’abbandono che spesso lega nella rete della dipendenza affettiva e sgretola la tua sicurezza.

 

 

 

DAL LIBRO RICOMINCIAMO

 

 

 

 

 

La paura dell’abbandono ci porta a diventare dipendenti

Non sempre mettiamo assieme le due cose; paura di restare soli, di essere abbandonati e comportamenti di dipendenza affettiva.

Invece molte volte essere dipendenti a qualcuno, accettare rapporti malsani, uomini o donne che ci trattano male, che ci fanno soffrire, che si fanno sentire quando gli comoda, accettare bugie o relazioni insoddisfacenti pur di avere una certa persona… sono dinamiche derivanti la paura di essere soli, abbandonati, non  voluti.

La paura dell’abbandono è correlata anche a due emozioni: rabbia e tristezza, emozioni che non sono state mai elaborate o che non hanno potuto esser tradotte in parola dalla persona che le ha vissute.

Probabilmente queste emozioni risalgono al passato, magari al giorno in cui i genitori si sono separati, oppure al giorno in cui abbiamo perso una persona importante.

 

 

Se non dai sfogo, se non tramuti in parola, se non sei CONSAPEVOLE di questi sentimenti, del PERCHE’ si sono creati e QUANDO, è normale costruire una corazza.

 

 

L’armatura serve a tante cose:

– non far avvicinare nessuno

– a non metterci in altre relazioni, e poter stare nuovamente male

– usare altri legami come compensazione

… Peccato che così facendo non facciamo altro che privare il proprio Sè del legittimo bisogno di elaborare un trauma che abbiamo vissuto!

 

 

 

 

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Dipendenza affettiva, amore e psiche: guarda il problema

Guardare negli occhi il problema significa capire quando è iniziato.

Prima dobbiamo essere consapevoli che c’è un problema e che la nostra dipendenza non deriva dalla persona in sè, ma da qualcosa di più antico, accaduto nella nostra vita.

Rivelare a noi stessi questa paura dell’abbandono significa avere una buona conoscenza di sè e questo ti permetterà poi di vedere quando il disturbo e la paura si sono originati in te.

Il dolore e la paura che hai, o la dipendenza, non è altro che la tua esperienza tramutata.

Queste cose hanno bisogno di essere vissute e affrontate con la tua parte adulta.

Immaginati proprio come se fossi un adulto che parla alla tua parte sofferente. Immaginati quindi di parlare a quella parte di te, analizzando con lei quello che le è accaduto.

Più continuerai a soffocare tutto questo, più quella parte sarà debole e TU rimarrai in balia della paura dell’abbandono e della tua dipendenza.

Dando parola e senso al dolore che soffochi, non rimarrai inchiodato nel passato e in quel comportamento difensivo che oggi hai capito essere deleterio se perpetuato.

Piangi, scrivi, sfogati, urla, corri, l’importante è dare parola a quello che è successo, alle sensazioni che hai, accettando quello che è accaduto!

 

 

 

 

 

 

Diventa genitore di te stesso per sconfiggere la dipendenza affettiva

… se la persona che ami ti lascia

… una relazione finisce nonostante tu abbia dato tutto e sempre

…magari una persona si allontana

…se al tuo ritorno trovassi una porta chiusa in faccia

 

Ok. Può capitare.

E’ il rischio che tutti viviamo ogni giorno.

Non guardare a quello che non c’è, semmai lascia dentro di te un giusto spazio dove vivere quel lutto, il dolore, non allontanarlo.

Poi, dopo aver preso del tempo, aver coccolato la tua parte ferita, devi diventare nuovamente GENITORE DI TE STESSO.

E questo vuol dire rialzarsi, essere responsabile della propria vita!

Sii fiero di te, di quello che è stato, di quella parte che si è concessa di stare male, soffrire, dar voce alle proprie emozioni, che fa parte di te… Ma ora ricomincia!!!!!!

 

 

 

Ora rifletti bene su quello che ti ho spiegato; IO in caso, ti aspetto nei miei corsi (ebook e corsi, li trovi tutti cliccando su questo link> LINK.

Non mollare, smettila di crogiolarti nelle tipiche trappole mentali e inizia a ricreare il tuo OGGI.

Un abbraccio. AG

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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